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Felicori lascia la Reggia di Caserta: “è stato un sogno, i beni culturali come fattore di crescita, si può fare”

“Non è una misura contro di me ma solo una legge sbagliata che non prevede l’affiancamento tra vecchio e nuovo direttore”. Così Mauro Felicori, ex direttore della Reggia di Caserta è tornato nella puntata di Si Può fare del 4 novembre 2018 sul suo pensionamento un anno prima della fine del mandato. Lei in tre anni ha raddoppiato il numero di visitatori e di incassi e adesso è costretto ad andare via, abbiamo domandato io e Carlo: cosa succede? “No, non vedo un dolo particolare, non si tratta di una misura contro di me è solo una legge sbagliata. Per esempio, adesso non solo non c’è il mio sostituto ma non c’è nemmeno l’interim di chi dovrebbe assumere la direzione in attesa della nuova nomina”.

Eppure Felicori in tre anni ha realizzato l’impossibile: ha ripreso i lavori di restauro della Reggia e del parco, fornito una divisa ai guardiani che fino ad allora non l’avevano e prestavano servizio in borghese, sgomberato l’occupazione abusiva di locali della Reggia da parte di persone che l’utilizzavano a fini personali, stretto accordi turistici e commerciali per valorizzare il sito in Italia e nel mondo (e i visitatori sono passati dai 497.038 del 2015 agli 837.848 del 2017 con un incremento di quasi il 100%), inventato il treno speciale Reggia Express, riaperto il teatro all’interno della Reggia…

Ma secondo lei – gli abbiamo domandato – il nuovo ministro dei beni culturali come dovrebbe comportarsi sulle nuove nomine? “Non so cosa farà Bonisoli. So però che tutti i venti direttori usciti dalla riforma Franceschini hanno lavorato molto bene” spiega Felicori che aggiunge : “grande fiducia non ho però neanche una sfiducia pregiudiziale. Bisogna che il ministro dia un segnale chiaro che la riforma continua e l’occasione della selezione di questi posti che si aprono è l’occasione buona”. “La riforma Franceschini – prosegue Felicori – è stata una rivoluzione, e tra cinquant’anni se ne parlerà nei libri di storia. I grandi paesi ben governati sono quelli in cui sui fondamentali c’è continuità tra le diverse maggioranze. Spero che il ministro raccolga l’eredità di Franceschini e continui. Ci sono per esempio tanti musei straordinari che meritano l’autonomia”. C’è qualcosa che la preoccupa particolarmente delle nuova gestione dei beni culturali? “Ho sentito qualche tono sospettoso verso i direttori stranieri”, risponde l’ex direttore della Reggia di Caserta. “Mi è sembrato positiva invece la decisione di Bonisoli di riadattare le domeniche gratuite (introdotte da Franceschini, ndr) alle necessità stagionali e dei singoli siti”. “Cosa farò nel futuro? La nomina al Festival di Ravello è una cosa prematura. Il presidente del De Luca ha espresso l’intenzione di tenermi in Campania e io resterei volentieri. Vediamo”.

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