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L’acqua rubata, Bagheria e il parco dello Stelvio. Una settimana di #sipuofare

L’acqua in Sicilia è sempre mancata perché la mafia la ruba per poi rivenderla a caro prezzo ai cittadini nei momenti di siccità”. Ci vuole Dacia Maraini, autrice di “Bagheria” (“Conoscevo troppo bene le arroganze e la crudeltà della mafia…”) per dire una cosa chiara sull’emergenza acqua a Messina. Già, perché la città è senz’acqua corrente ormai da due settimane e i by pass costruiti per aggirare la rottura dell’acquedotto che porta l’acqua nella città dello stretto sono franati uno dopo l’altro. Adesso arriverà l’esercito, ha detto il ministro della difesa Pinotti. Sarà, ma intanto tutti ci chiediamo: com’è possibile che ciò accada nel 2015? Certo che l’annuncio di Renzi nell’immancabile anticipazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa (“il ponte sullo Stretto si farà”) suona come un’arma di distrazione di massa (per cui adesso tutti parliamo del ponte e non della mancanza d’acqua a Messina). Ma le armi bisogna maneggiarle con attenzione e sebbene Renzi non sia un principiante nell’arte delle “balle spaziali” il maestro (Silvio Berlusconi, ça va sans dire) insegna che a suon di spararle grosse si rischia l’esaurimento dei serbatoi elettorali oltre che di quelli dell’acqua. Perché gli italiani sono sì disposti a perdonare tutto ai loro amati condottieri: ma ormai quella del ponte non se la beve (perdonate la ripetizione della metafora acquatica) più nessuno.

Per trovare una buona notizia bisogna restare in Sicilia e girare la testa dall’altra parte, per la precisione a Bagheria: 36 imprenditori hanno denunciato il racket delle estorsioni facendo arrestare 22 tra capi e gregari mafiosi. Costoro chiedevano il pizzo (una tassa occulta e illegittima pretesa con la violenza) praticamente su tutto: dai negozi d’abbigliamento, ai supermercati, passando per i grossisti di pesce, frutta e verdura, i bar e persino le agenzie di pompe funebri. “La minoranza antimafia è diventata maggioranza” ci ha detto giustamente orgogliosa Dacia Maraini. La scrittrice, ex compagna di Moravia e amica di Pasolini (“noi vogliamo indagare ancora per chiarire chi lo ha ammazzato”) ha appena pubblicato un nuovo romanzo: “La bambina e il sognatore” che parla di un maestro di scuola e dei suoi allievi. Che ne pensa del caso di San Francesco al Campo dove i genitori si sono ribellati alle punizioni per i figli che avevano filmato e messo alla berlina i loro insegnanti sui social network? “Gli insegnanti poco pagati e poco valorizzati hanno perso di autorevolezza in questi anni. E i genitori ormai difendono i figli in modo acritico”.

Questa settimana “Si Può Fare” si unisce all’appello contro lo smembramento (brutta parola) del Parco dello Stelvio. Ebbene si, uno dei più antichi e gloriosi parchi nazionali (fondato nel 1935) sta per essere scomposto in tre zone: una a Trento, una a Bolzano e uno alla Lombardia. Gli stambecchi sono avvisati: dovranno girare col passaporto in tasca. E così cervi e marmotte. Spazi aerei chiusi per le aquile. Potranno transitare liberamente solo gli orsi: per loro infatti le guardie forestali (in dismissione) si sono rifiutate di fare il controllo documenti. Fulco Pratesi, storico presidente onorario del Wwf Italia chiarisce: “i parchi naturali per definizione non possono essere smembrati. Accade solo per l’incapacità di gestione (pubblica)”. Al Parco Kruger in Sudafrica se la ridono: lì convivono quattro nazioni, Sudafrica appunto a fianco di Zimbawe, Mozambico e Swaziland.

Chiudiamo con il sindaco più fantasioso della settimana. A Comerio (Varese), il primo cittadino Silvio Aimetti: ha accolto dei profughi, li ha messi in casa sua (una seconda casa inutilizzata), ha preso i fondi stanziati dello stato per l’alloggio e ha detto alla cooperativa che gestisce l’accoglienza: “con questi soldi che ti faccio risparmiare dai lavoro a due disoccupati” ( i due disoccupati ora lavorano davvero per il comune falciando l’erba e facendo altre cose utili). Cosa puoi dirgli a uno così? Niente. Scommettiamo però che il paese degli azzeccagarbugli ha già pronto da qualche parte un ricorso al Tar?

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