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Più ius per tutti: una settimana di #sipuofare

Allora, vediamo un po’ di notizie della settimana appena trascorsa di cui abbiamo parlato nella puntata di domenica 18 ottobre. Prima buona notizia: la Camera ha approvato la legge sullo Ius soli che passerà al Senato per il voto definitivo (o per modifiche). Oggi i giovani nati in Italia acquisiscono la cittadinanza italiana solo al compimento dei 18 anni di età e spesso con procedure molto complicate. Abbiamo ragazzi che studiano nelle stesse scuole, parlano la stessa lingua e addirittura gli stessi dialetti degli italiani, i cui genitori pagano le tasse nel nostro paese ma che a tutti gli effetti non sono cittadini italiani. Una stortura da modificare grazie a una misura che la maggior parte dell’opinione pubblica apprezza. La legge approvata non prevede lo ius soli diretto (nasci in Italia e sei cittadino italiano) ma individua due strade: ottiene la cittadinanza il bambino che ha seguito un percorso di studio di 5 anni o che è figlio di un soggiornante di lungo periodo in Italia (coi requisiti del reddito e dell’alloggio). Un traguardo (migliorabile) raggiunto, ma non per tutti: basti pensare al voto contrario della Lega e Fdi (il M5S si è astenuto, “legge vuota di contenuti”) e alle manifestazioni del movimento politico di estrema destra Casa Pound (“No ius soli, la cittadinanza non si regala”) preoccupati dalla perdita di diritti e di posizioni da parte degli “italiani” (tra virgolette, essendo questo un concetto in via di ridefinizione). Davvero: mi piacerebbe capire in che modo avere facilitato la vita a Mohamed, a Pedro o a Aisha – ragazzini spensierati e inseriti nelle nostre città tanto quanto Marco, Agata o Giulia – possa penalizzare gli altri cittadini residenti nel nostro paese. Mi piacerebbe capirlo per poter immaginare una risposta da dare a quelle preoccupazioni che – personalmente – trovo legittime: è vero infatti che la spesa pubblica italiana non può bastare a tutti i bisogni e che di fronte agli anziani soli o ai disoccupati o agli esodati l’accoglienza dei “nuovi arrivati” generi dei timori. Ma in questo caso stiamo parlando di giovani nati in Italia da genitori che vivono, lavorano e pagano le tasse qui. Davvero devono essere loro a pagare per i nostri timori? In fondo se ci pensate bene la cittadinanza è un’opportunità: darla a questi ragazzi nati in Italia significa tutelare e accrescere la loro voglia di fare, la loro fantasia, la loro imprenditorialità, la loro creatività, i loro essere cittadini interessati al bene comune (tutte risorse che dovremmo avere interesse ad accrescere). Se proprio dobbiamo togliere un’opportunità a qualcuno facciamolo nei confronti di chi l’opportunità l’ha avuta e l’ha sprecata, per esempio i condannati in via definitiva per corruzione, truffa, evasione fiscale (di alto livello). Togliamola a loro la cittadinanza (e il diritto a ogni sussidio o aiuto di stato), facciamolo contrastando l’illegalità lo spazio necessario per stare tutti più comodi: espelliamo chi ha violato il patto sociale vivendo sulle spalle degli altri, italiano o straniero che sia.

Seconda buona notizia: il comune di Milano abbraccia il bilancio partecipativo e invita i cittadini e decidere come spendere 9 milioni di euro, 1 per ogni zona della città. Abbiamo chiesto lumi al vicesindaco Francesca Balzani che è attualmente anche il semi-candidato sindaco del centrosinistra (stando alle ricostruzioni di alcuni giornali è in lizza insieme a Giuseppe Sala per quel ruolo in vista delle prossime elezioni della primavera 2016, lei: “non mi sottraggo). Ottimo il suggerimento di un ascoltatore scettico all’amministrazione milanese: fate molta pubblicità a questi eventi, altrimenti a partecipare a e decidere saranno i soliti noti, gli amici degli amici.

Terza buona notizia della settimana: il Censis ha calcolato che nel II trimestre del 2015 sono nate 300 nuove imprese di under 35 al giorno (+3,6% rispetto al trimestre precedente). “Che si siano bevuti qualcosa di molto forte al Censis mentre facevano questa ricerca?”. La frase è stata realmente pronunciata, da me, in onda mentre con Carlo Gabardini chiamavano Massimo Temporelli per parlare di questo “nuovo miracolo italiano”. Massimo, che di queste cose se ne intende, ha giustamente e salomonicamente sentenziato: “i dati bisogna prenderli con le molle, però di euforia in giro ce n’è tanta…”. Di queste dati e di questa euforia si è parlato in due appuntamenti del fine settimana che meritano di essere ricordati: il Festival della crescita a Milano e la MakerFair di Roma. Avanti con, cauto, ottimismo.

 

p.s. la domanda sugli svantaggi dello ius soli è reale, non retorica. Se avete argomenti e commenti scrivete qui sotto (non vale però citare quella volta in cui Gianni Morandi al festival di Sanremo ha invitato sul palco una giovane straniera nata in Italia e alla domanda “da dove vieni” lei ha risposto: “vengo di Marocco”: questo no, non è un argomento per dire che alle seconde generazioni non interessa integrarsi)

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