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Disoccupati? Sempre meglio che lavorare… a Expo!

A proposito della notizia sui candidati selezionati per lavorare a Expo che hanno rinunciato (8 su 10 secondo il Corriere della Sera, “solo” 1 su 2 secondo Manpower), a parte le valutazioni sui 1300 euro netti, sui 500 euro per lo stage, sul lavoro la sera o nel week end o su cosa vuol dire essere disoccupati o precari di questi tempi, una domanda: solo io penso che lavorare oltre che un diritto è anche un dovere? (Le società interessate hanno precisato quanto segue: Manpower ha detto che ci sono state 160.000 candidature per 1.000 assunzioni e che il tasso di rinuncia tra i selezionati è stato del 46%; Expo ha chiarito che le assunzioni erano per: 82 stage a 500 euro netti, 406 apprendisti a 1300 euro netti e 247 team leader a 1700 euro netti).

p.s. Forse si tratta di un paradosso. Da un lato ci sono state 160000 candidature che sono tante e significano che voglia e bisogno di lavorare non mancano, almeno sulla carta. Poi ci sono le selezioni che riducono i candidati ad una rosa di “migliori”, i quali una volta presa visione delle condizioni economiche, per loro non interessanti, decidono di rinunciare convinti di poter aspirare a qualcosa di più. Così, si scorre la lista più in basso, finché domanda e offerta non s’incontrano. Quindi, tutto sommato, niente di strano. Resta da capire una cosa: quelli che hanno rinunciato, dopo, hanno davvero trovato quel qualcosa in più o sono rimasti “in congelatore”?

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Ultimi commenti

  • Giovanni 18 maggio 2015 / ore 05:31

    Ma expo che farà di tutti questi apprendisti “finita la festa”???

    Intanto usufruirà di sgravi fiscali, concessi nell’ottica di formare un lavoratore e piazzare un giovane fuori dalla disoccupazione, poi quando l’esposizione finirà, tutti a casa?

    Quelli che scartano forse hanno il sussidio di disoccupazione che li motiva, meglio prendere poco facendo nulla, che prendere poco di più lavorando tanto….